Concetti dello YOGA

  • Lo YOGA è una antichissima, plurimillenaria disciplina (filosofia,  scienza , “ARTE”), attraverso la quale possiamo intraprendere un viaggio, cognitivo ed esperienziale, alla SCOPERTA DI NOI STESSI, del nostro corpo, delle nostre emozioni, della nostra mente, del nostro spirito, PER PORTARE EQUILIBRIO E ARMONIA NELLA NOSTRA VITA.
  • La pratica dello yoga è basata su precise azioni del corpo, del respiro e della mente che inducono movimenti e mutamenti nella consapevolezza.
  • Antica disciplina, è adatta a tutti, a qualsiasi età, giovani, adulti ed anziani, dona   grandi   vantaggi anche a chi pratica sport, atleti dilettanti e professionisti.
  • La pratica consente flessibilità, capacità respiratoria, forza nelle articolazioni.
  • IL  CORPO viene tonificato, modellato ed elasticizzato attraverso movimenti (KRIYA)  e posture (ASANA) che consentono un flusso rinnovato ed equilibrato dell’energia vitale (PRANA) nell’organismo: la nostra “salute globale” migliora e i disturbi tipici del nostro tempo, quali cervicalgie, emicranie, lombalgie, insonnia, vengono prevenuti e curati
  • IL RESPIRO è reso più profondo attraverso  esercizi e tecniche respiratorie (PRANAYAMA) che ci consentono di pradroneggiare il “soffio vitale” per incrementare il benessere e la vitalità.
  • LA MENTE viene “allenata” al rilassamento, alla concentrazione e all’intuizione attraverso dinamiche mentali e sottili (DHARANA DHYANA) che donano serenità, lucidità, e gioia alle nostre visioni e al nostro mondo interiore.
  • “Lo yoga è un processo di sviluppo di tutte le nostre potenzialità al più alto livello “

YOGA & GRAVIDANZA

Praticare Yoga  nel periodo prenatale è un ottimo modo per sentirsi più in sintonia con il proprio corpo durante la gravidanza .

Si può iniziare tranquillamente a praticare lo Yoga in gravidanza in ogni  trimestre e continuare a praticare fino al momento del Parto.

La pratica si  evolverà e modificherà  a seconda della fase della Gravidanza, le  Asana  saranno adattate per soddisfare le esigenze della futura Mamma sia del bambino.

Praticare yoga in gravidanza può essere un’ esperienza meravigliosa per la Mamma, puo’ aiutarla a  :

• Preparare e integrare il processo di cambiamento  che la gravidanza stessa induce.
• Sviluppare  forza e  flessibilità in modo non faticoso, ma  dolce
• Aumentare i livelli di energia , alleviando momenti di Stress e Ansia.
• Per alleviare i disturbi minori comunemente sperimentati  durante la gravidanza ,  quali il mal di schiena ,  articolazioni gonfie  e  sensazione di bruciore di stomaco
• Preparare il corpo e la mente per le esigenze del Parto.
• Utilizzare il  Respiro come strumento di relax e autocontrollo

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Lo Yoga permette e consente alla futura Mamma  di  mantenere un buon livello di  Benessere e Salute nel periodo  della  gravidanza,  il tutto senza creare

sforzi fisici.

Incoraggia  la consapevolezza della  Postura con attenzione alla respirazione, allo stretching dolce e rilassamento, condizioni indispensabili per vivere una

buona gravidanza serena.

Ogni  gravidanza è unica,  irripetibile;  è importante  imparare ad ascoltare il  proprio corpo, come ci si  sente,  è la  migliore guida per  ciò che si può e non

può fare .

 

Il non fare nulla  non è un buon consiglio.

Condizione importante prima di iscriversi ad un Corso di Yoga Gravidanza è  consultare il proprio medico o  ostetrica di fiducia.

 

Lo stile di yoga praticato presso lo Studio  è dolce, rilassante. In una pratica Yoga ogni donna ha le proprie esigenze, e le  lezioni individuali offrono

l’opportunità  di progettare una pratica  appropriata  per le diverse fasi della gravidanza, la scelta e uso di posture dolci possono essere modificate  in base alle esigenze personali.

Durante la gravidanza il corpo rilascia l’  ormone ( relaxina ) che  rende più flessibili quindi è necessario porre molta attenzione  negli  allungamenti o

distensioni, motivo in piu’ per suggerire modifiche alla  pratica a seconda delle vostre esigenze e fasi della  Gravidanza specifici per il trimestre.

Durante la pratica si sarà in grado di concentrarsi sulle tecniche di respirazione  e questo  aiuterà a rilassarvi  ed  aiutarvi  durante il  Travaglio .

Possiamo  praticare Yoga in qualsiasi momento durante la gravidanza , ma come per ogni attività si deve prestare attenzione ad alcuni accorgimenti.

 

 

PRIMO TRIMESTRE 

In seguito  ad  episodi  di aborto spontaneo  che avvengono  durante  il primo trimestre, non è consigliabile svolgere  asana ( posture ) fino a quando la

gravidanza  non sia ben definita  ( dal quarto mese in poi ).

Anche  se  non vi sono  prove che suggeriscano  che appropriate posizioni yoga  siano causa d’aborto,  il feto è ancora  in una fase delicata  e vi è una

maggiore  probabilità  di aborto spontaneo  in tale periodo ( particolarmente  tra le settimane 12 ° e 14 ° ) .

Pertanto si  consiglia  di aspettare dopo la 16’ settimana di gravidanza prima di iniziare a  praticare  asana.

Per il resto non  vi è alcun motivo per cui non si debba aspettare ad iniziare lezioni individuali in quanto vi sono diverse tecniche di

respirazione che si possono praticare senza l’uso di posture faticose .
SECONDO TRIMESTRE
In questo periodo il  corpo si sentirà più forte,  ed è importante aiutarlo  a stabilizzarsi il più possibile durante questa fase;  se siete nuovi alla pratica  yoga , è

bene iniziare a praticare all’inizio del secondo trimestre.

 

TERZO  TRIMESTRE

Anche in questa fase le Asana o Posture vengono  modificate in base alle esigenze della Mamma; si è invitati a lavorare  con maggior intento, attenzione e

concentrazione sulla Respirazione e Rilassamento.

La Mamma deve sentirsi a proprio agio nella pratica e puo’  praticare fino alla  39’ settimana.
CONSIDERAZIONI  GENERALI

Si consiglia di non mangiare prima della pratica, anche se il lavoro si concentra sulla respirazione.

Quando si pratica a casa si dovrebbe smettere di praticare lo yoga se percepiamo sensazione di testa leggera o affaticamento.

Sedersi o sdraiarsi sul fianco sinistro e  praticare il Rilassamento con una respirazione  semplice.

Importante  informare  l’ insegnante  di eventuali cambiamenti che potrebbero insorgere  tra  una sessione all’altra e siete anche invitati a contattarmi tra le

sessioni  se avete qualche dubbio.

Se   volete   discutere   di  tutte le questioni specifiche che potete avere vi prego di contattarmi via e- mail o telefono .

Praticare Yoga vi aiuterà a godere degli  incredibili cambiamenti tra Voi  ed  il vostro bambino durante la  Gravidanza .

Yoga e STRESS POST TRAUMATICO

 

Pilot Study: Yoga for Women with PTSD 

Ellen F. Yoga Therapist, Mind-Body Coach & Mentor Top Contributor

Posttraumatic stress disorder (PTSD) is a debilitating condition that affects approximately 10% of women in the United States. Although effective psychotherapeutic treatments for PTSD exist, clients with PTSD report additional benefits of complementary and alternative approaches such as yoga. In particular, yoga may downregulate the stress response and positively impact PTSD and comorbid depression and anxiety symptoms. We conducted a pilot study of a randomized controlled trial comparing a 12-session Kripalu-based yoga intervention with an assessment control group. Participants included 38 women with current full or subthreshold PTSD symptoms. During the intervention, yoga participants showed decreases in reexperiencing and hyperarousal symptoms. The assessment control group, however, showed decreases in reexperiencing and anxiety symptoms as well, which may be a result of the positive effect of self-monitoring on PTSD and associated symptoms. Between-groups effect sizes were small to moderate (0.08–0.31). Although more research is needed, yoga may be an effective adjunctive treatment for PTSD. Participants responded positively to the intervention, suggesting that it was tolerable for this sample. Findings underscore the need for future research investigating mechanisms by which yoga may impact mental health symptoms, gender comparisons, and the long-term effects of yoga practice.

 

TRADUZIONE :

Il Disturbo da stress post-traumatico ( PTSD ) è una condizione debilitante che colpisce circa il 10 % delle donne negli Stati Uniti . Sebbene esistano trattamenti psicoterapeutici efficaci per il PTSD, i clienti con PTSD segnalano ulteriori vantaggi  con  approcci complementari ed alternativi  come lo Yoga.

In particolare , lo Yoga può regolare  la risposta allo stress  positivamente  impatto PTSD e  sintomi concomitanti  di depressione e ansia.

Abbiamo condotto uno studio pilota di un trial controllato randomizzato di confronto di un intervento di Yoga a base di Kripalu 12 – sessione con un gruppo di controllo di valutazione .

Tra i partecipanti,  38 donne con sintomi attuali completa o sottosoglia di PTSD .

Durante l’intervento , i partecipanti Yoga hanno mostrato diminuzioni nell’ esperienza rivissuta dovuta a  sintomi da ipereccitazione. Il gruppo di controllo e valutazione, tuttavia , ha mostrato diminuzioni nell’ esperienza rivissuta e  sintomi di ansia pure,  che può essere il risultato dell’effetto positivo di auto- monitoraggio PTSD e sintomi associati .

Anche se sono necessarie ulteriori ricerche , lo yoga può essere un trattamento aggiuntivo efficace per il PTSD . I partecipanti hanno risposto positivamente all’intervento , suggerendo che era tollerabile per questo esempio . Risultati sottolineano la necessità di una ricerca futura  per studiare i meccanismi con cui lo yoga può influenzare i sintomi di salute mentale, il confronto di genere e gli effetti a lungo termine della pratica Yoga.

 

MENTE e CORPO

Da tempo è stato stabilito che la salute del corpo e della mente siano indissolubilmente legate. Diversi studi suggeriscono un legame tra i disturbi che coinvolgono lo squilibrio dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene ed il rischio di sviluppare una malattia psichiatrica. E’ interessante notare che disturbi periferici, come i disturbi metabolici e problemi cardiovascolari, siano anche associati a cambiamenti di questo asse.

Lo studio ” Mind and body: how the health of the body impacts on neuropsychiatry“, pubblicato sulla rivista scientifica “Frontiers in Pharmacology” sintetizza i dati ottenuti tramite diversi studi clinici, analizzando le interazioni tra fattori centrali e periferici e sviluppando un’ analisi a livello cellulare e molecolare su come i processi inerenti il corpo umano in toto possano influenzare lo stato mentale e la salute psichiatrica.

 

Fonte: Frontiers in Pharmacology

http://journal.frontiersin.org/Journal/10.3389/fphar.2013.00158/full?utm_source=NPG&utm_medium=Facebook&utm_content=content%20marketing&utm_campaign=FBK_FPHAR_1404&WT.mc_id=FBK_FPHAR_1404_CON

YOGA SUTRA

Patanjali

Le sutra di Patanjali sono considerate il più autorevole testo di yoga mai scritto ( in maniera approssimativa sutra si può tradurre come aforisma o verso), racchiudono in 196 versi i concetti alla base dello yoga, la sua filosofia. Un detto popolare recita: “ciò che non è menzionato nelle sutra di Patanjali o non è yoga, o è poco importante

Il cuore dell’insegnamento di Patanjali è negli “otto sentieri” che si intersecano l’un l’altro come i rami di un albero. Non si tratta di comandamenti, leggi o dure regole, piuttosto sono suggerimenti per uno stile di vita migliore.

  1. Yama : i principi morali, sono cinque: la non violenza, il non mentire, il non rubare, il non essere sensuali, il non provare avidità.
  2. Niyama:la disciplina e la responsabilità, sono cinque: purezza, contentezza, autodisciplina (austerità), introspezione e devozione al Signore Supremo (abbandono dell’ego).
  3. Asana: le posizioni . preparano il corpo alla meditazione profonda.
  4. Pranayama: la forza vitale, il controllo del respiro.
  5. Pratyahara: l’interiorizzazione della mente (ritiro dei sensi).
  6. Dharana: concentrazione gentile della mente .
  7. Dhyana: la meditazione ininterrotta.
  8. Samadhi: illuminazione, la pura contemplazione

 

Le sutra di Patanjali si suddividono in 4 parti

  1. Samadhi Pada ( 51 sutra ) :  tratta della natura generale dello yoga
  2. Sadhana Pada ( 55 Sutra ) : Sadhana in sanscrito significa “pratica”, qui si danno le linee guida di Kriya yoga e Ashtanga yoga
  3. Vibhuti Pada ( 56 Sutra ) : Vibhuti in sanscrito significa “potere” o “manifestazione”, qui descrive gli stadi più alti dell’ awareness e le tecniche per raggiungerlo
  4. Kaivalya Pada ( 34 Sutra ) :  la liberazione dello spirito

Le Sutra di Patanjali

  1. Libro Primo :       Samadhi – Pada del Samadhi
  2. Libro Secondo : Sadhana – Pada del sentiero
  3. Libro Terzo :        Vibhuti -Pada dei Poteri
  4. Libro Quarto :      Kaivalya – Pada dell’isolamento o Liberazione

 

 

Libro Primo: Samadhi  –   Pada del Samadhi

1. Atha yoga nu sasanam:  Ora dunque (seguono) complete istruzioni riguardanti lo yoga.

2. Yoga citta-vrtti-nirodhah: Lo yoga è la soppressione delle modificazioni della mente

3. Tada drastuh svarupe ‘vasthanam: Allora il veggente è fondato nella sua natura essenziale

4. Vrtti-sarupyam itaratra: Negli altri stati vi è assimilazione (del veggente) alle modificazioni (della mente).

5. Vrttayah pancatayyah klista aklistha: le modificazioni mentali sono di cinque tipi; esse sono dolorose o non dolorose.

6. Pramana-viparyaya-vikalpa-nidra-smrtayah: (Esse sono) retta conoscenza, conoscenza erronea, fantasie, sonno e memoria.

7. Pratyaksanumanagamah pramanani: Cognizione diretta, inferenza e testimonianza sono le sorgenti della retta conoscenza

8. Viparyayo mithya-jnanam atad-rupa-pratistham: La falsa conoscenza è una concezione falsa di una cosa la cui forma reale non corrisponde a tale concezione erronea

9. Sabda-jnananupati vastu-sunyo vikalpah: Un’immagine evocata dalle parole senza possedere dietro di sé alcuna sostanza è fantasia

10. Abhava-pratyayalambana vrttir nidra: Quella modificazione mentale che si fonda sull’assenza, in essa, di qualsiasi contenuto è il sonno

11. Anubhuta-visayasampramosah smrtih: La memoria è il non permettere ad un oggetto che sia stato sperimentato di fuggire dalla mente

12. L’arresto delle modificazioni della mente si raggiunge con una pratica continua e con il distacco dalle passioni.

13. La pratica consiste nell’esercitarsi con costanza al fine di raggiungere la quiete.

14. La pratica diventa una realtà acquisita solo dopo un esercizio lungo, ininterrotto e compiuto con profonda dedizione.

15. Il primo stato di assenza di desiderio, o vairagya, si ottiene allorché coscientemente non si indulge più nella ricerca dei piaceri sensoriali.

16. Lo stato supremo di assenza di desiderio si verifica quando tutti i desideri cessano, in seguito alla scoperta della natura più intima del Purusha, il Sé Supremo.

17. Il samadhi con seme è accompagnato dal ragionamento, dalla riflessione, dalla beatitudine e da un senso di puro essere.

18. Nel samadhi senza seme, invece, si ha un arresto di ogni lavorio della mente, e la mente conserva solo impressioni non manifeste.

19. Il samadhi senza seme è conseguito dagli spiriti illuminati che hanno lasciato il corpo, o Videha, e dagli esseri i cui corpi vengono riassorbiti dalla natura, o prakriti-laya. Essi torneranno a rinascere in quanto conservano i semi del desiderio.

20. Altri conseguono il samadhi senza seme mediante la fede, lo sforzo, il raccoglimento, la concentrazione e la capacità di discriminare.

21. Il successo è più vicino a quanti compiono un percorso intenso e sincero.

22. Le possibilità di successo variano a seconda della forza della volontà.

23. La realizzazione può essere ottenuta anche mediante la devozione a Dio, Ishvara.

24. Dio è il sommo Sé. Egli è intocco dalle pene della vita, dalle azioni e dalle loro Conseguenze.

25. In Dio è il supremo principio di Consapevolezza e la conoscenza suprema.

26. Essendo al di là di ogni limitazione temporale egli è altresì il Maestro dei Maestri.

27. Egli è conosciuto in quanto AUM.( Om )

28. Si deve ripetere e meditare sull’AUM.

29. La ripetizione e la meditazione sull’AUM comportano la scomparsa di tutti gli impedimenti e il risveglio della consapevolezza rivolta all’interno.

30. Gli impedimenti di una mente distratta sono: malattia, apatia, dubbio, negligenza, indolenza, sensualità, delusione, impotenza nel conseguire uno stato di realizzazione e instabilità nell’immergersi in essa, allorchè‚ la si raggiunga.

31. I sintomi di questi fattori di distrazione sono: angoscia, disperazione, instabilità e irregolarità del respiro.

32. Per rimuovere questi fattori, si mediti su un unico principio, o ekagrata.

33. La mente diviene quieta coltivando un atteggiamento di amicizia, di compassione per i sofferenti, di equanimità verso felicità e dolore, virtù e vizio.

34. La mente si acquieta anche con il controllo dell’ispirazione e la successiva ritenzione dei respiro, o prana.

35. Oppure con percezioni sensoriali straordinarie, che stabilizzino la mente su sé stessa.

36. Oppure, si mediti sulla luce interiore, che è fonte serena e al di là di ogni tristezza.

37. Oppure, si mediti su un essere che abbia conseguito il distacco dai desideri.

38. Oppure, si mediti sulla consapevolezza che sorge durante il sonno.

39. Oppure, si mediti su qualsiasi cosa si adatti a voi naturalmente.

40. In questo modo, lo yogin acquisterà padronanza di ogni cosa, dall’atomo infinitesimale fino alla magnificenza dell’universo.

41. Allorché l’attività della mente viene posta sotto controllo, la mente diviene pura come un cristallo, e riflette con precisione, senza distorsione alcuna, colui che percepisce, ciò che viene percepito, e lo stesso ente che percepisce.

42. Savitarka samadhi, è il samadhi in cui lo yogin è ancora incapace di discriminare tra vera conoscenza, conoscenza basata sulle parole e conoscenza fondata sul ragionamento o le percezioni dei sensi, che permangono nella mente in forma confusa, mescolandosi tra loro.

43. Il Nirvitarka samadhi si consegue allorché‚ la memoria viene purificata e la mente è in grado di percepire la vera natura delle cose, senza contaminazione alcuna.

44. Le spiegazioni fatte per il Savitarka samadhi e per il Nirvitarka samadhi, chiariscono anche i livelli di samadhi più elevati, ma in quegli stati, detti Savichara samadhi e Nirvichara samadhi, gli oggetti di meditazione sono di gran lunga più sottili.

45. La regione dei samadhi connessa con questi oggetti più sottili si estende fino allo stadio privo di forma delle energie sottili.

46. Questi samadhi frutto della meditazione su un oggetto sono detti samadhi con seme, e non danno libertà dal ciclo della rinascita.

47. Allorchè‚ si consegue la purezza suprema nello stato di Nirvichara Samadhi, si ha il sorgere di una luce spirituale.

48. In questa calma interiore, data dal Nirvichara samadhi, la consapevolezza si colma di verità.

49. Nello stato di Nirvichara samadhi, l’oggetto viene sperimentato nella sua dimensione reale, poiché in questo stato si consegue una conoscenza diretta, libera dall’utilizzo dei sensi.

50. Le percezioni che si conseguono nel Nirvichara samadhi trascendono tutte le percezioni normali sia per estensione che per intensità.

51. Allorché‚ questo controllo su tutte le altre forme di controllo viene trasceso, si consegue il samadhi senza seme, e con esso si è liberi dalla vita e dalla morte.

 

 

Libro secondo: Sadhana    –   Pada del sentiero

1. Lo yoga di tipo pratico, o Kriya yoga, ha un compito introduttivo, ed è costituito da ascesi, studio del Sé abbandono a Dio.

2. La pratica del Kriya Yoga riduce la miseria e l’afflizione (klesa) e conduce al samadhi.

3. La miseria o infelicità è prodotta da: mancanza di consapevolezza, o avidya, egoismo, passioni, avversioni, attaccamento alla vita e paura della morte.

4. Sia che sussistano in forma latente, in forma attutita, alterata o in piena attività, è grazie alla mancanza di consapevolezza, o avidya, che le altre fonti di infelicità possono operare.

5. Mancanza di consapevolezza, o avidya, è prendere ciò che è caduco per eterno, ciò che è impuro per puro, ciò che arreca dolore per piacere e il non-sé per il Sé.

6. Egoismo è l’identificazione di colui che vede con la cosa vista.

7. Si ha attrazione, e per suo tramite attaccamento, verso qualsiasi cosa arrechi piacere.

8. Si ha repulsione verso qualsiasi cosa arrechi dolore.

9. Nel fluire della vita è la paura della morte, l’attaccamento alla vita. Esso domina tutti, perfino il saggio.

10. Le fonti delle cinque sofferenze possono essere annullate, riconducendole alla loro fonte originaria.

11. Le manifestazioni esteriori di queste cinque fonti di sofferenza scompaiono attraverso la meditazione.

12. Sia che si adempiano nel presente, oppure nel futuro, le esperienze karmiche hanno le loro radici nelle cinque fonti di sofferenza.

13. Finché la radice permane, il karma si adempie in rinascite, tramite le classi sociali, la lunghezza della vita e il tipo di esperienze che si vivranno.

14. La virtù porta piacere; il vizio arreca dolore.

15. La persona in grado di discriminare realizza che tutto arreca infelicità a causa dei mutamenti, dell’ansia, delle esperienze passate, e dei conflitti che sorgono tra i tre attributi, o guna, e le cinque modificazioni della mente.

16. Si deve evitare la sofferenza futura.

17. Si deve spezzare il legame tra colui che vede e la cosa vista, in quanto arreca infelicità.

18. La cosa vista, che è formata dagli elementi e dai sensi ha come natura la stabilità, l’azione e l’inerzia, e ha come fine dare esperienza e quindi la liberazione al veggente.

19. I tre guna – stabilità, azione e inerzia – hanno quattro stadi: il definito, l’indefinito, il differenziato e il non manifesto (indifferenziato).

20. Il veggente, sebbene sia pura consapevolezza, vede attraverso le distorsioni della mente.

21. La cosa vista esiste in funzione di colui che vede.

22. Sebbene la cosa vista sia morta per colui che consegue la liberazione, essa è viva per gli altri in quanto è elemento comune a tutti.

23. Il veggente e la cosa vista si presentano insieme, in modo tale che sia possibile realizzare la vera natura di ognuno di essi.

24. La causa di questa unione è ignoranza, o avidya.

25. La dissociazione di colui che vede e della cosa vista prodotta dell’ignoranza è il rimedio che arreca liberazione.

26. La pratica costante dei discernimento tra ciò che è reale e ciò che è irreale, è il mezzo per la soluzione dell’ignoranza.

27. Lo stadio più elevato dell’illuminazione si consegue in sette passi.

28. Praticando il tirocinio dello yoga per distruggere l’impurità, si consegue l’ illuminazione spirituale che conduce nella consapevolezza del reale.

29. Gli otto mezzi dello yoga sono: yama (autocontrollo), niyama (osservanze), asana (posizione), pranayama (controllo del respiro), pratyahara (astrazione), dharana (concentrazione), dhyana (meditazione), samadhi (contemplazione).

30. Autocontrollo, o yama, è il primo passo dello yoga, e si compone dei cinque voti seguenti: non violenza (animsa), veridicità (satya), onestà (asteya), continenza (brahmacharya), e non possessività (aparigraha).

31. Questi cinque voti, che formano il grande voto, si estendono a tutti e sette gli stadi dell’illuminazione senza riguardo alla classe, al luogo, al tempo o alle circostanze.

32. Purezza, appagamento, austerità, studio e abbandono a Dio sono le cinque leggi, o niyama, da osservare.

33. Quando la mente è disturbata da pensieri nocivi, medita sui loro opposti.

34. I pensieri nocivi sono la violenza e le altre cause di dolore. Possono essere praticati direttamente, imposti a parole o approvati mentalmente; provengono da sentimenti di cupidigia, ira e altre condizioni di annebbiamento; possono essere moderati, medi o intensi e portano inevitabilmente a dolore e ignoranza. Perciò è necessario coltivare le opposte inclinazioni.

35. Allorché lo yogin è fermamente stabile nella non violenza, coloro che sono in sua presenza abbandonano ogni ostilità.

36. Allorché lo yogin è fermamente stabile nella verità egli consegue i frutti dell’azione senza agire.

37. Allorché lo yogin è fermamente stabile nell’onestà, le ricchezze interiori si presentano a lui da sole.

38. Allorché lo yogin è fermamente stabile nella continenza sessuale, acquista energia.

39. Allorché lo yogin è fermamente stabile nella non possessività, sorge la conoscenza dei “come” e “perché” dell’esistenza.

40. Allorché si consegue la purezza sorge nello yogin un disgusto dei proprio corpo e si evita il contatto fisico con gli altri.

41. Dalla purezza mentale sorge allegria, potere di concentrazione, controllo dei sensi, e capacità di realizzare il Sé.

42. Appagati della conoscenza si raggiunge la felicità suprema.

43. L’austerità distrugge le impurità, e con l’insorgere della perfezione nel corpo e nei sensi, si risvegliano i poteri fisici e mentali.

44. L’unione con il divino avviene attraverso lo studio del Sé.

45. E’ possibile realizzare l’illuminazione totale, arrendendosi a Dio.

46. Le posture (asana) devo essere stabili e comode.

47. Si ha padronanza sulle asana rilassandosi dallo sforzo e meditando su ciò che è illimitato.

48. Allorché si ha padronanza sulle asana, si ha un arresto dei disturbi prodotti dalle dualità.

49. Il passo successivo, dopo la perfezione delle asana, è il controllo dei respiro, che consiste nel trattenere il respiro inalando e esalando, oppure arrestando il respiro d’acchito.

50. Esso è interno, esterno o stabile. La durata e la frequenza dei respiri controllati sono condizionate dal tempo e dal luogo, e diventano sempre più prolungate e sottili.

51. Esiste una quarta sfera nel controllo dei respiro, che va oltre le altre tre.

52. A questo punto avviene il riassorbimento dello schermo di luce.

53. Quindi la mente non ostacola la concentrazione.

54. Il quinto componente dello yoga, o pratyahara – il ritorno alla fonte – è il ristabilire l’abilità della mente di controllare i sensi, rinunciando alle distrazioni degli oggetti esteriori.

55. Quindi si ha la completa padronanza su tutti i sensi.

 

 

Libro Terzo:      Vibhuti  –   Pada dei Poteri

1. Dharana, o concentrazione, è il fissarsi della mente sull’oggetto su cui si medita.

2. Dhyana è l’ininterrotta fissità della mente sull’oggetto.

3. Samadhi si ha allorché‚ la mente si unisce all’oggetto.

4. Questi tre, applicati insieme – dharana, dhyana e samadhi – formano samyama, o equilibrio, che si consegue allorché scompaiono soggetto e oggetto.

5. Padroneggiando tutto questo, [emerge] la luce della somma consapevolezza.

6. Samyama deve essere applicata nei vari stadi.

7. Questi tre – dharana, dhyana e samadhi – sono interni se paragonati ai cinque che li precedono.

8. Tuttavia questi tre sono esterni, se paragonati al samadhi senza seme.

9. Nirodha padnam è la trasformazione della mente allorché‚ essa viene permeata dallo stato di nirodha (o attimo di non mente), stato che interviene per un attimo tra la scomparsa di una impressione e l’avvento di un’impressione successiva.

10.Questo diviene stabile prolungandone e ripetendone l’esperienza con l’esercizio.

11. Samadhi padnam, o trasformazione interiore, è l’assestarsi graduale delle distrazioni e il graduale e simultaneo sorgere della concentrazione in un punto.

12. Ekagrata padnam, o concentrazione in un punto, è la condizione della mente in cui l’oggetto mentale quiescente e quello successivo sono identici.

13. Da ciò che è stato detto negli ultimi quattro sutra, si spiegano anche le proprietà, il carattere e le condizioni di trasformazione negli elementi e nei sensi.

14. Siano essi latenti, attivi o non manifesti, tutte le proprietà sono correlate alla sostanza che ne risulta.

15. La variazione nella trasformazione è prodotta dalla varietà dei processi cui soggiace.

16. Praticando il samyama -nirodh, samadhi e ekagrata – sui tre tipi di trasformazione si perviene alla conoscenza dei passato e dei futuro.

17. Il suono si percepisce confuso e sovrapposto al suo significato e all’idea. Praticando samyama sul suono lo si separa e sorge comprensione dei significati dei suoni prodotti da qualsiasi essere vivente.

18. Osservando le impressioni del passato si ottiene la conoscenza sulle nascite precedenti.

19. Grazie a samyama si può conoscere l’immagine presente nella mente altrui.

20. La percezione che si ottiene tramite samyama non porta a conoscere i fattori mentali che sostengono l’immagine nella mente altrui, in quanto quello non è l’oggetto dei samyama.

21. Applicando samyama alla forma dei corpo in modo da interrompere il potere di ricezione, si spezza il contatto tra l’occhio di un osservatore e la luce prodotta dal corpo, e pertanto il corpo diventa invisibile.

22. Questo principio spiega altresì la scomparsa del suono.

23. Praticando samyama sui due tipi di karma, attivo o assopito, oppure sui certi segni, si può predire l’esatto momento della morte.

24. Praticando samyama sull’amicizia, o su qualsiasi altra qualità, si ottengono grandi poteri su quella data qualità.

25. Praticando samyama sulla forza di un elefante, si ottiene la forza di un elefante.

26. Dirigendo la luce sulla facoltà supersensoriale, si consegue la conoscenza dei sottile, dell’occulto e di ciò che è distante.

27. Praticando samyama sul sole si consegue la conoscenza dei mondi.

28. Praticando samyama sulla luna, si consegue la conoscenza della posizione delle stelle.

29. Praticando samyama sulla stella polare, si consegue la conoscenza dei movimento delle stelle.

30. Praticando samyama sull’ombelico, si consegue la conoscenza sulla costituzione dei corpo.

31. Praticando samyama sulla gola, si ottiene l’arresto delle sensazioni di fame e di sete.

32. Praticando samyama sul nervo chiamato kurma-nadhi, lo yogin realizza l’assoluta immobilità.

33. Praticando samyama sulla luce sotto la corona dei capo, si acquista la capacità di entrare in contatto con tutti gli esseri perfetti.

34. Oppure dal potere di pratibha, l’intuizione, [si perviene a] la conoscenza di ogni cosa.

35. Praticando samyama sul cuore, si ottiene la consapevolezza della natura della mente.

36. L’esperienza è il risultato della incapacità di differenziare il purusha, o pura consapevolezza, dal sattva, o pura intelligenza, sebbene essi siano perfettamente distinti tra loro.

37. Da qui sopravvengono udito, tatto, vista, gusto e olfatto verso fenomeni sottili e la capacità d’intuizione.

38. Questi sono utili allorché la mente è rivolta verso l’esterno, ma sono ostacoli sul cammino dei samadhi.
39. Abbandonando le cause che delimitano e conoscendo i passaggi, è possibile entrare nel corpo di un altro essere.

40. Soggiogando il soffio vitale, o udana, lo yogin è in grado di levitare e di passare senza contatto sull’acqua, il fango, le spine, eccetera.

41. Soggiogando il soffio equilibrante, o samana, lo yogin è in grado di provocare il fulgore luminoso.

42. Praticando samyama sulla relazione che esiste tra l’organo dell’udito e l’etere, diviene possibile un udito soprannaturale.

43. Praticando samyama sulla relazione che esiste tra il corpo e l’etere, e al tempo stesso identificandosi con oggetti leggeri,come fiocchii di cotone, lo yogin è in grado di attraversare lo spazio.

44. Il potere di entrare in contatto con lo stato di consapevolezza esistente all’esterno dei corpo mentale, e che pertanto è inconcepibile, è chiamato mahavideha. Tramite questo potere si distrugge lo schermo luminoso.

45. Praticando samyama sopra la grossezza, la natura costante, la sottigliezza, l’immanenza e la finalità, si ottiene la padronanza sui panchabhuta, o cinque elementi.

46. Da qui conseguono le altre perfezioni, quali la perfezione del corpo e la rimozione di tutti gli ostacoli.

47. Bellezza, grazia, forza, compattezza adamantina, formano il corpo perfetto.

48. Praticando samyama sul loro potere di percezione degli organi di senso, sulla loro vera natura, sull’egoismo, sull’immanenza e sulle funzioni si ottiene la padronanza sui sensi.

49. Da qui consegue una percezione istantanea, senza l’utilizzo dei corpo, e una completa padronanza sul pradhana, o mondo materiale.

50. Solo dopo aver acquisito la consapevolezza sulla distinzione che sussiste tra sattva e purusha sorge la supremazia universale e l’onniscienza.

51. Quando poi si è liberi da attaccamento rispetto a tutti questi poteri, si distrugge il seme che imprigiona. A quel punto segue kaivaiya, o liberazione.

52. Si dovrebbero evitare qualsiasi attaccamento o orgoglio nei confronti del potere delle entità divine che governano i vari livelli esistenziali, poiché questo porterebbe con sé la possibilità di risveglio del male.

53. Praticando samyama sul momento presente, sul momento passato e sul momento che verrà, si ottiene la conoscenza nata dalla consapevolezza.

54. Da qui nasce la capacità di distinguere tra oggetti simili che non possono essere indicati da specie, carattere o posizione.

55. La conoscenza superiore nata da tale consapevolezza include la cognizione di tutti gli oggetti, simultaneamente, e opera in qualsiasi direzione, nel passato, nel presente e nel futuro.

56. Si consegue la liberazione allorché esiste una eguale purezza tra il purusha e sattva.

 

Libro quarto:Kaivalya – Pada dell’isolamento o Liberazione

1. I poteri vengono rivelati alla nascita, oppure sono conseguiti tramite l’uso di droghe, la ripetizione di parole sacre, l’ascesi o il samadhi.

2. La trasformazione da una classe, specie, o tipo di essere in un altro, avviene tramite lo straripare delle tendenze naturali o l’evoluzione delle proprie potenzialità.

3. La causa secondaria non risveglia all’azione le tendenze naturali; si limita a rimuovere gli ostacoli – assomiglia all’irrigazione di un campo: il contadino rimuove gli ostacoli e l’acqua scorre liberamente per suo conto.

4. Le menti individuali discendono unicamente dall’egoismo.
5. Un’unica intelligenza originale dirige le differenti intelligenze.

6. Solo con la meditazione si raggiunge l’intelligenza libera dai desideri.

7. L’azione, o karma, dello yogin non è pura né impura, mentre quella di tutti gli altri è di tre tipi: pura, impura e mista.

8. I tre tipi di karma si manifestano allorché le circostanze si rivelano favorevoli alla loro realizzazione.

9. Poiché i ricordi e le impressioni si conservano nel tempo, la relazione di causa – effetto permane, perfino allorché è separata da classe, spazio e tempo.

10. E questo processo non ha inizio, in quanto il desiderio di vivere è eterno.

11. Essendo i semi karmici legati insieme, in quanto causa e effetto, gli effetti svaniscono allorché scompaiono le cause.

12. Passato e futuro esistono nel presente, tuttavia non sono sperimentati nel presente in quanto sussistono su piani diversi.

13. Siano essi manifesti o non manifesti, il passato, il presente e il futuro partecipano della natura dei guna: sono stabili, attivi o inerti.

14. La qualità di ogni oggetto è data dalla unicità delle proporzioni dei tre guna.

15. Lo stesso oggetto è visto in modi diversi da menti diverse.

16. Un oggetto non dipende affatto da un’unica mente.

17. Un oggetto è noto oppure è ignoto a seconda che la mente sia “colorata” da esso, oppure no.

18. Le modificazioni della mente vengono sempre conosciute dal loro signore, il Purusa, o pura consapevolezza che non muta.

19. La mente non brilla di luce propria, dal momento che è essa stessa percepibile.

20. E’ impossibile per la mente conoscere simultaneamente il percipiente e il percepito.

21. Se si desse per assunto che una seconda mente illumini la prima, si dovrebbe anche assumere una cognizione della cognizione, all’infinito, e una confusione dei ricordi.

22. La conoscenza della propria natura, tramite l’autocoscienza, si consegue allorché la consapevolezza assume quella stabilità per cui non passa più da uno stato all’altro.

23. Allorché la mente è colorata da colui che conosce e dalla cosa conosciuta, essa comprende tutto.

24. La mente, benché variegata da innumerevoli desideri, agisce per lo scopo di un altro, in quanto agisce per associazione.

25. Allorché si è vista questa distinzione, si ha un arresto dei desideri riflessi nell’atma, o Sé.

26. A questo punto, la mente propende per la discriminazione e gravita verso la liberazione.

27. A intermittenza, sorgono altri pratyaya, o concetti, grazie alla forza delle impressioni precedenti. Anche queste vanno rimosse così come si è fatto con le altre cause di sofferenza.

28. Chi è in grado di conservare uno stato di assenza di desiderio costante, perfino nei confronti degli stati di illuminazione più esaltanti, ed è in grado di esercitare la forma di discriminazione più elevata, entra nello stato noto come ‘la nube di virtù.

29 A questo punto segue la liberazione da ogni sofferenza e da ogni karma.

30. Ciò che può essere conosciuto attraverso la mente è infinitesimale se paragonato con l’infinita conoscenza che si ottiene nell’illuminazione, allorchévengono rimossi tutti i veli, tutte le distorsioni e tutte le impurità.

31. Avendo adempiuto i loro scopi, il processo di mutamento nei tre guna giunge alla fine.

32. Kramaha, o il processo, è la successione dei cambiamenti che si verificano di momento in momento e che divengono percepibili allorché finiscono le trasformazioni dei tre guna.

33. Kaivalya è lo stato che segue il rifondersi dei tre guna, dovuto al loro divenire privi di scopo per il Purusa.

34. Kaivalya è quando il Purusa è stabile nella sua vera natura, che è pura consapevolezza.

 

YOGA  PRENATALE

 

Promuove  benessere ed equilibrio di Corpo e Mente, aspetti fondamentali nei periodi di transizione o di incertezza.

L’esperienza della gravidanza e del parto determina  forti  cambiamenti sul piano fisico ed emotivo: per affrontarli diventa importante imparare ad utilizzare,

anche adattandole alla nuova condizione fisica, le tecniche Yoga di respirazione movimento e rilassamento.

Tocco, Respiro e il Suono, per arricchire l’esperienza della nascita e della maternità. Il bambino vive fisicamente ed emotivamente attraverso la mamma, fin dal momento del concepimento: pertanto il suo equilibrio e la sua salute dipendono essenzialmente da lei.

La pratica di movimenti dolci ispirati allo Yoga, magari fatti con il bambino accanto, aiuta inoltre a recuperare gradualmente e senza rischi non solo la linea e il tono muscolare ma anche la forza interiore. Le tecniche Yoga quindi si propongono come valido supporto per la madre in ogni fase della gravidanza, dai primi mesi fino a dopo la nascita, creando stabili fondamenta per il ruolo materno negli anni a venire.

 

Si propongono tecniche adatte che agiscono dolcementesul corpo:
 
Posizioni che fortificano la muscolatura che dovrà sostenere il bambino,riducono l’insorgere di piccolidisturbi quali stitichezza, varici, sciatalgia, dolori lombari…
 
Tecniche di respiro che attenuano il senso di
fatica, l’ansia e l’insonnia
 
Tecniche di RilassamentoMeditazioni e Suoni,
utili a calmare la mente e ad affrontare con serenità la
paura del parto, del dolore e del distacco
 
La pratica costante contribuisce a facilitare il parto e consente di affrontare ogni eventualità con notevoli risorse di energia e serenità. Dopo il parto, può continuare a sostenere la donna nel recupero fisico e nell’assumere con equilibrio il suo nuovo ruolo di madre.
 
Consigli pratici
Ideale un abbigliamento comodo e in fibre naturali .
 
La pratica si puo’ svolgere fin dall’ inizio dlla Gravidanza e  può prolungarsi fino al termine della gravidanza.
 
 Si consiglia sempre di chiedere un parere al proprio medico di fiducia prima di iniziare a frequentare.

LOMBALGIE & YOGA

Il mal di schiena è un disturbo comune, che colpisce circa un terzo della popolazione adulta. Con lo Yoga si puo’  aiutare la persona che presenta  mal di schiena, incoraggiandola nello non stare passivi e fermi, ma esercitarsi per contribuire a ridurre il dolore ed il suo impatto sulla vita giorno per giorno .

La sessione deve essere personalizzata secondo le  esigenze individuali.

.
Inizialmente si deve stabilizzare l’area e quindi rafforzare i muscoli al fine di contribuire a proteggere la schiena lavorando con asana o posture che siano appropriate  per il mal di schiena .

Secondariamente  ulteriori sessioni potrebbero rafforzare la schiena e contribuire a mobilitare le aree rigide che porterebbero a un ulteriore sollievo della  tensione .

Yoga non funziona solo con i movimenti specifici, ma rende il praticante consapevole della  propria postura durante la giornata , aiutandolo  ad  evitare di mettere la schiena sotto sforzo inutile .

Anche la respirazione ha un effetto notevole sulla lombalgia, un effetto calmante sul sistema ed aiuta ad alleviare sia la tensione fisica  che  emotiva .
In ogni condizione consiglio sempre di  verificare con il proprio medico di fiducia  se avete dei dubbi sulla pratica da svolgere.

Spesso lo Yoga è consigliato proprio in virtu’  dell’efficacia della pratica e l’adattabilità  dei  movimenti alle esigenze dell’ individuo.

RESPIRAZIONE e CATENE MIOFASCIALI

 

La respiración y su relación con la Cadena Miofascial Frontal Profunda (CMFP)

 

La respiración y su relación con la Cadena Miofascial Frontal Profunda (CMFP)

 

No se me ocurre mejor forma de abrir este blog que hablando acerca de la respiración. La respiración (Breathing) es la esencia de la vida. Puedes pasar días sin comida, sin agua, y sin dormir, pero no sin unos minutos de oxígeno.

 

Realizamos alrededor de unas 22.000 respiraciones al día. Sí, has leído bien, 22.000 respiraciones al día! y la mayoría de las personas lo hace mal. Imagínate cómo se sentirían las caderas, las rodillas y la columna vertebral si hicieras 22.000 malas posiciones en cuclillas al día. Basta con mirar las conexiones fasciales entre el diafragma y el resto de músculos para ver las grandes implicaciones que una mala respiración puede provocar.

 

* También provocaría grandes implicaciones viscerales sobre las que ya hablaremos más adelante, ahora nos centraremos en las que influyan directamente en el sistema musculoesquelético.

 

Como se puede ver en esta imagen de la Cadena Miofascial Frontal Profunda (Myers), los patrones de respiración deficientes podrían contribuir a problemas en la ATM (Articulación TemporoMandibular), provocar cefaleas tensionales en los temporales, rigidez en el cuello (cervicales), hipomovilidad en la columna dorsal, debilidad en la musculatura abdominotorácica (core), compresión lumbar, compromiso del suelo pélvico (SP), rigidez en las caderas, calambres en las piernas, etc…

 

Quiero hacer incapié en la importandia del volteo y del gateo (Rolling y Crawling) pues son una parte fundamental de nuestro desarrollo neurológico. Antes de ponernos de pié y de dar nuestros primeros pasos, rodamos (volteamos) y nos arrastramos (gateamos) por el suelo para desarrollar todos los pequeños músculos intrínsecos necesarios para la locomoción. Si alguien se salta cualquiera de estos pasos mientras se están desarrollando sobre todo durante el 1er año de vida, se pueden producir discapacidades graves en el movimiento y en el aprendizaje.

 

“En el desarrollo, el sistema propioceptivo está íntimamente ligado al sistema vestibular, que nos permite el equilibrio necesario para pasar de una posición estática a una dinámica. Los bebés comienzan a moverse desde los músculos abdominotorácicos (core) y se produce una retroalimentación (biofeedback) constante de los propioceptores de la corteza motora del cerebro (Neocórtex) que permiten que haya más y más complejidad en los movimientos. Así que los bebés pasan de mover el vientre (respirar), a darse la vuelta (voltear), a gatear, a sentarse, a ponerse de pie y finalmente, caminar ” Pág 49 Smart Moves de Carla Hannaford.

 

“Sabemos desde hace años que los niños que se saltan la etapa de gateo pueden presentar dificultades de aprendizaje más adelante. En el gateo, realizan un movimiento transversal lateral, que activa el desarrollo del cuerpo calloso (la vía nerviosa entre los dos hemisferios del cerebro). Esto nos lleva a que ambos lados del cuerpo trabajen juntos, incluyendo los brazos, piernas, ojos (visión binocular) y oídos (audición binaural). Con la misma estimulación en ambos lados, los sentidos acceden más a fondo en el medio ambiente y los dos lados del cuerpo pueden moverse de una manera más global e integrada para realizar una acción más eficiente”. Pág. 112 Smart Moves de Carla Hannaford.

 

Conclusión: Estos son los mismos músculos que se atrofian con un mal uso de la respiración (con el paso del tiempo) y pueden causar todo tipo de dolor musculoesquelético y/o disfunción. ¿Cómo perdemos nuestra capacidad de voltear y gatear? Con la inactividad, la falta movimiento. A los 7 años la mayoría de nosotros dejamos de explorar nuestro entorno y las escuelas nos confinan en esas cosas horribles llamadas sillas. El “sentado” es el nuevo fumador de nuestra generación. Nos sentamos un promedio de 9,3 horas al día, mientras que solo dormimos 6,7 horas de media!

 

RECUERDA: SI algo NO lo usas, se ATROFIA!

 

Entonces, ¿cómo recuperarse? He aquí una buena forma para empezar:

 

– Ejercicios de respiración.

– Entrenamiento funcional (trabajo de fortalecimiento de cadenas musculares).

– Hacer ejercicio y estiramientos todos los días.

– Osteopatía y Acupuntura para normalizar las tensiones y los tejidos del cuerpo.

– Reeducación postural.

 

Osteópata: Sergio Peinado Sancho

Contacto: sergiopeinado.do@gmail.com

Facebook:

– Medicina Osteopática Integrativa

– La Reconexión de la Conciencia

Publicado por Sergio Peinado en 12:13

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